La risposta della Comunità

Erano giorni che molti si chiedevano “Cosa farà la Comunità per quello che sta accadendo in Israele?”.
Con il passare dei giorni l’iniziativa è stata presa in mano da Giovani di diverse collocazioni e da alcuni rappresentanti (giovani) delle istituzioni.
L’idea è stata quella di organizzare un “flash Mob” (cioè una manifestazione spontanea di qualche minuto che poi si dissolve) di sostegno alla popolazione di Israele vittima degli attacchi missilistici da Gaza ed oggi anche di un attentato a Tel Aviv e del suo diritto di difendersi, ma al tempo stesso un’iniziativa pacifica e per la Pace (molto più difficile con gli estremisti fondamentalisti di Hamas) All’inizio di Piazza Duomo ad un cenno sono state srotolate le bandiere di Israele ed è stata cantata l’Hatikvà. Poco dopo tutto è finito. C’erano fotografi e video operatori e su Facebook già impazzano le immagini.
I passanti curiosi si sono fermati hanno ascoltato in silenzio l’inno di Israele, forse perché colpiti dall’iniziativa, forse perché era appena avvenuto l’attentato di Tel Aviv o per solidarietà? Sarebbe bello se fosse così.
Alla fine fra i partecipanti si notavano volti distesi quasi sorridenti, come se si fossero liberati per un istante di un peso che sentono e di cui parlano dall’inizio della crisi e cioè la qualità dell’informazione su Israele, troppo spesso faziosa ed incompleta, per non parlare di alcune immagini false che girano, vuoi per ignoranza o per pregiudizio, o al recente grave episodio di antisemitismo nella piccola Comunità ebraica di Parma.

Comunità ebraica in piazza per un flashmob pro Israele
Alcuni pensano che la soluzione del problema israelo-palestinese sia una cosa e le azioni violente del regime teocratico di Hamas verso il proprio popolo e verso Israele sia un’altra; non nel senso che non sono in relazione (Hamas è palestinese), ma nel senso che fintanto che non c’è la consapevolezza da parte di ha a cuore la Pace che non si può lasciar correre sulle azioni degli estremisti da parte palestinese lo spazio del dialogo si restringe, perché coloro che vogliono la Pace da una parte e dall’altra, vengono di fatto indeboliti. D’altro canto non si può paragonare come fa certa stampa la destra israeliana (criticabile quanto vogliamo, ma sottoposta al giudizio degli elettori e di una stampa per nulla compiacente con il potere) con gli estremisti palestinesi. Io credo sia una posizione ragionevole questa. Da parte nostra credo poi, che noi dobbiamo lavorare per far prevalere le soluzioni di compromesso nel nostro campo e dialogare il più possibile con la controparte, non perdendo mai la speranza di arrivare ad un accordo realistico che preveda la sicurezza dello stato di Israele e confini definitivi con i territori palestinesi.

Alex, Shavit

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