Ein Dor

Salve a tutti,
è la kvutza Ein Dor che scrive,e non nascondiamo di essere un po’ in difficoltà.
Abbiamo deciso di tentare di condividere con voi che cosa significhi uscire dal movimento-eh sì,è arrivato il nostro momento!-e forse sono proprio i momenti come questi che bloccano ogni tipo di impulso creativo.
Dopo anni di intenso percorso nell’Hashomer,dopo quasi dieci anni di attività in ken,campeggi,nuove sfide da raggiungere,una bogrut più che mai soddisfacente e una madrichut che forse oggi più che mai ci mostra i suoi frutti,è arrivato il momento di andarsene.
Ma un secondo,cosa significa uscire dall’Hashomer?
Non siamo mica noi quelli che dicono pam shomer tamid shomer?
Certo,ma non è così semplice.
Arriva l’ultimo campeggio-il nostro,questo San Ginesio 1- e pian piano ti accorgi che ogni cosa che fai inizia ad essere l’ultima,più passano i giorni più aumentano le persone che ogni sera ci fanno scappare il pianto commosso,i chanichim si aprono con pensieri che prima non avremmo neanche immaginato fossero in grado di compiere e,tra una gita ed una peulà,ti accorgi in un batter d’occhio che è arrivata la tua grande giornata.
E’ l’ultimo giorno,la kvuzà che esce si riunisce da sola e prepara la grande messibà finale,lasciando l’ultimo ricordo di sé e nel frattempo tutti i chanichim preparano un segno indelebile da lasciare ai quasi ex-madrichim.
E’ tutto molto toccante-ci facciamo un po’ di ironia su,ma voi non sapete quanto abbiamo pianto!-si piange tutta la notte e il mattino dopo,senza ore di sonno sulle spalle ormai da giorni,il campeggio finisce e si torna a casa. Così,sembra un attimo,indolore,ma in realtà è l’inizio di un vortice di domande e di riflessioni che probabilmente sono proprio la vera spiegazione di cosa significa uscire.
Avrò dato abbastanza al mio Movimento,ai miei chanichim,alla mia kvuzà? Sarò stato un buon bogher,e cosa mi ha lasciato l’Hashomer per la mia vita?


Ma soprattutto,cosa farò della mia vita senza l’Hashomer,o almeno senza l’Hashomer come l’abbiamo intesa fin’ora?
Pensare,riflettere,avere delle spalle su cui piangere,forse sono solo alcuni dei lati di un’uscita,forse stiamo facendo un po’ i freddi e i distaccati perché lasciarvi scritto su un pezzo di carta ciò che di più profondo ci è rimasto da quel 3 Gennaio,beh,sarebbe stato impossibile,
E ora,agli inizi di Marzo,sarà il momento di salutare anche il Ken-e sarà un altro inferno!-.
Ognuno sceglie la sua strada,la kvuzà,intesa ancora come quel gruppo di persone che si confronta,si aiuta,e soprattutto ha degli obbiettivi,capirà quali sono le nuove sfide per il futuro-sì,come kvuzà.perchè l’individualità arricchisce il gruppo!-e andremo avanti a scrivere la storia degli Ein-Dor. Magari ognuno in una parte diversa del mondo,ma ancora dentro alla kvuzà.
Perché siamo certi di una cosa,che paam shomer taamid shomer significhi qualcosa di concreto.

“Se a guidarvi in ogni momento saranno i vostri ideali… Se la fatica sarà per voi la piu grande soddisfazione… Se non penserete mai di aver dato abbastanza… Se il bene comune verrà sempre prima del vostro… Se saprete mettervi in dubbio e migliorarvi… Se riuscirete ad apprezzare la vostra kvutza con tutti i suoi pregi e difetti’’

Kvutza Ein Dor

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