Combattiamo il razzismo

Pochi giorni fa in un paesino della provincia di Roma una donna Tunisina è stata picchiata ed insultata per il solo fatto di portare il tipico copricapo islamico, l’hijab.
La donna che ha subito tali angherie si chiama Neila, giovane ragazza tunisina immigrata da poco in Italia.
Neila e sua sorella erano sedute dentro un bar, quando, senza motivo apparente un gruppo di sei ragazzi ha iniziato ad insultarla ad alta voce offendendola con termini quale: <<Musulmane schifose fuori da qui>>, <<dovete tornare al vostro paese>>, <<Kamikaze cosa aspetti a farti esplodere>>.Le ragazze spaventate inizialmente decidono di non fare nulla sperando che il tutto si risolva in breve tempo e senza grandi conseguenze.
I ragazzi, vedendo che le due sorelle non reagiscono agli insulti decidono di alzare le mani e strattonano Neila urlandole che doveva togliere il velo perché in Italia nessuno lo porta, il tutto contornato dall’indifferenza degli spettatori che, ad esclusione di una coppia, hanno guardato impassibili.
Questo è solo l’ultimo di una serie di episodi di razzismo nei confronti di donne colpevoli solamente di portare il velo.
In un bar di Treviso è stato affisso un cartello con scritto che non potevano essere ammesse donne che portassero il velo, a Rimini una ragazza non ha potuto fare uno stage in albergo perché portava il niqab, a Padova una studentessa è stata aggredita al grido di “via quel velo, musulmana”.
Ho deciso di riportare questo avvenimento per parlare della grossa ondata di razzismo che c’è già in Italia, e che rischia di aumentare sempre più.
In un periodo di grandi crisi economica è facile che si cerchi un capro espiatorio verso il quale convogliare tutta la rabbia derivata dalle difficoltà personali.
C’è da dire che il mondo politico, dopo aver fortemente condannato gli atti di razzismo in Italia, ha immediatamente cercato una soluzione al problema.
Il ministro Riccardi in un’intervista al quotidiano “La Repubblica” dice che sta organizzando incontri tra tutti i vertici religiosi italiani per parlare il problema del razzismo e per tentare di risolverlo.
Dopo aver letto questa notizia, ho però capito che perché qualcosa si modifichi, è necessario che i cambiamenti non vengano imposti, ma arrivino dal basso.
Il nostro movimento si è sempre proposto di trasmettere ai più piccoli l’idea che al mondo si è tutti uguali, e ho pensato che in questo periodo nel quale i casi di razzismo dilagano, non potevamo di certo tirarci indietro dal condannarli aspramente.

Andrea, Maanit

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Un commento

  1. Ciao Andrea, complimenti per quello che hai scritto e sono d’accordo con te. Il razzismo e’ razzismo senza ma e senza se e noi ebrei che ne sappiamo qualcosa dovremmo essere piu’ sensibili di molti altri. Auguro a te ed a tutti i bogrim dell’hh di non perdere mai questo speciale sesto senso. Hazak Ve’emaz e sempre in guardia
    Luciano-Kibbuz Sasa

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