Se vi diranno che avete rivoluzionato l’Hashomer

Si avvicina sempre di più il fatidico sabato 10 marzo, in cui dovremo salutare la kvutza Ein Dor. Già in campeggio, a San Ginesio 1, abbiamo avuto tutti un assaggio della commozione e della miriade di pensieri che la loro uscita può suscitare in chanichim e bogrim. Poi però abbiamo avuto occasione di vederli ancora in ken e condividere altri stupendi sabati, tanto che personalmente mi sono così riabituata alla loro presenza, sempre allegra e determinante, che il pensiero dell’uscita mi è quasi passato di mente; o forse sono stata proprio io a metterlo da parte, preferendo non pensarci troppo.
Ora che mancano due settimane, però, non posso continuare ad ignorarlo e le emozioni che provo sono tante. Scrivendo di questo argomento si rischia sempre di scadere nel banale e forse sembrerà banale anche quello che scrivo; eppure proprio dagli Ein Dor ho imparato, tra l’altro, a combattere la banalità, a cambiare le cose, a mettere sempre in discussione ciò che viene dato per scontato, cercando di migliorarlo, arricchendo me stessa e gli altri. La tristezza c’è, eccome, e con essa anche un senso quasi d’incredulità: essendo arrivata all’hashomer proprio all’inizio della bogrut degli Ein Dor, infatti, per me, e penso anche per molti altri, sono sempre stati una costante, in ken come in campeggio.
L’avvicinarsi dell’uscita mi ha anche spinto a chiedermi: “cosa e quanto rimane di una kvutzà che esce?”. Beh, penso che le risposte siano molteplici. La prima che mi viene in mente è: “I chanichim”. Credo infatti che ogni Ein Dor abbia lasciato ai suoi chanichim qualcosa di davvero importante, che può essere un insegnamento, un esempio o un ricordo, ma che, in ogni caso, rimarrà a lungo. Parlando un attimo in particolare di noi Horshim e dei nostri madrichim, è quasi impossibile descrivere cosa ci hanno lasciato visto che per capirlo bisognerebbe tornare indetro con la memoria, ripercorrere campeggi e peulot, canzoni, figuracce, abbracci, scherzi e tanti, tanti altri momenti. Forse un “grazie” detto col cuore rende l’idea più di qualsiasi descrizione.
Naturalmente mi auguro che lo scambio sia reciproco e che anche qualcosa di noi rimanga ai nostri madrichim!
E’ anche grazie agli Ein Dor che io mi sento più pronta a continuare il mio percorso all’hashomer e ad entrare l’anno prossimo in bogrut. Come hanno cantato gli Horshim a San Ginesio: “Il movimento manderemo avanti anche per voi! Ein Dor, Ein Dor, Ein Dor”.
Sono sicura che in ken si sentirà per molto la mancanza degli Ein Dor, ma sono anche fiduciosa che tutte le altre kvutzot, quelle della bet in primis, saranno in grado di fare tesoro del loro esempio per migliorare, impegnarsi e cercare così di colmare il vuoto che loro lasceranno.
Degli Ein Dor ho sempre apprezzato la determinazione, l’unione incredibile tra i membri della kvutzà, la buona volontà, la capacità di affrontare sempre tutto col sorriso sulle labbra: non a caso mi sento di dire con sicurezza che sono davvero riusciti a rivoluzionare il movimento! Auguro loro di riuscire anche in futuro, qualsiasi scelta facciano, a conservare queste qualità che li hanno resi madrichim indimenticabili!
Grazie e buona fortuna Ein Dor!

Ludovica, Horshim

Articoli simili

Un commento

Rispondi