Flotilla
Recentemente, ha suscitato non poche polemiche il comportamento di Israele nei confronti della Flotilla, lo stesso gruppo di pacifisti che l’anno scorso ha tentato di violare con delle imbarcazioni l’embargo imposto dallo Stato ebraico alla Striscia di Gaza. Israele quest’anno ha prevenuto simili comportamenti minacciando le compagnie aeree di dover provvedere a proprie spese al rimpatrio dei pacifisti qualora avessero permesso loro di partire, e così le compagnie aeree hanno vietato l’imbarco a costoro. Quanti che, malgrado ciò, sono riusciti a partire, sono stati arrestati all’arrivo e presto saranno rimpatriati.A questi ultimi, una volta arrivati all’areoporto Ben Gurion di Tel Aviv è stata consegnata la seguente lettera da parte del governo israeliano:”Caro Attivista, apprezziamo la tua scelta di Israele come oggetto di preoccupazione per i diritti umani, sappiamo che avevi molte opzioni degne. Avresti potuto scegliere di protestare contro la barbarie quotidiana del regime siriano contro il proprio popolo, che ha provocato migliaia di morti. Avresti potuto scegliere di protestare contro la brutale repressione del regime iraniano, dare il tuo dissenso al sostegno del terrorismo in tutto il mondo. Avresti potuto scegliere di protestare contro il governo Hamas a Gaza, dove le organizzazioni terroristiche commettono un doppio crimine di guerra lanciando razzi contro i civili e nascondendosi dietro ai civili. Ma hai scelto di protestare contro Israele, l’unica democrazia in Medio Oriente, dove c’è parità di diritti per donne, la stampa critica il governo,le organizzazioni dei diritti umani sono libere di agire, c’è libertà di culto per tutti e le minoranze non vivono nella paura.Ti consigliamo prima di risolvere i problemi reali della zona e poi tornare in Israele per condividere con noi la tua esperienza.” Una lettera che fa riflettere, nel contesto attuale, in cui gli attivisti filopalestinesi spesso hanno detto di essere stati esposti ad accuse di antisemitismo solo per aver criticato l’operato del governo israeliano per quanto concerne la questione palestinese; chiaramente nulla è più lontano sia da me sia, penso proprio, dal governo dello stato ebraico. Questa lettera infatti è a mio avviso una “lamentela” del governo riguardo al fatto che troppo spesso vengono usati due pesi e due misure nel giudicare israele in senso assoluto rispetto agli altri stati mediorientali citati nella lettera.
Tutto ciò ha portato a Israele numerose accuse da parte della comunità internazionale di negare la libertà altrui e mettere a tacere il dissenso. Lungi da me parlare in queste poche righe della legittimità o meno dell’embargo imposto da Israele, ma voglio tuttavia far notare come sia previsto dalla legge israeliana che venga rimpatriato chiunque costituisca un pericolo per la sicurezza nazionale; quali questi pacifisti che già in un occasione hanno violato l’embargo imposto da uno stato sovrano, peraltro mettendolo in una situazione di grande imbarazzo. Dunque a mio parere Israele non ha fatto altro che esercitare il proprio diritto per garantire la propria sicurezza interna.
Lorenzo, Maanit

Articolo bellissimo! Bravo lorenzo!
Certo che giustificare il respingimento di manifestanti pacifisti come un atto per la difesa della sicurezza israeliana mi sembra proprio il colmo. L’embargo a Gaza è uno dei peggiori e più infami crimini che attualmente ci siano al mondo, anche perché non viene impedito l’accesso di armi (per cui, tra l’altro, basterebbero efficienti controlli alle frontiere), ma in primo luogo l’arrivo di aiuti umanitari e generi di prima necessità. Per non parlare poi della costante presenza di droni che fanno valere la superiorità di Israele anche laddove riescono a malapena a fabbricare un qassam, che dopo si e no 1 chilometro è già a terra. Vorrei proprio capire quando lo stato di Israele, ma in primo luogo gli israeliani, capiranno che questa politica del predominio del più forte e del rendere pane al pane, vino al vino, non porta ad altro che all’aumento dell’odio dei palestinesi nei loro confronti; e che poi non ci si lamenti se estremisti del calibro di Hamas trionfano alle elezioni: da sempre, secondo il pensiero umano più elementare, ”il nemico del tuo nemico è tuo amico”.
Preciso, a scanso di equivoci, che sono ben lontano dal legittimare la posizione delle forze politiche di hamas e dei fondamentalisti islamici, che già ho definito estremisti. Il succo del discorso è che questo continuo rifilare le colpe all’altra parte in nome di guerre pluridecennali e contrasti che ormai dovrebbero essere anacronistici è la via più controproducente per trovare una soluzione. Sarebbe il momento che tutti, da entrambe le parti, riconoscessero le proprie responsabilità e pensando al presente, ma soprattutto al futuro, creassero delle condizioni sociali e politiche per la fine di questa ostilità insopportabile. E se Israele, come recita la lettera, è davvero l’unica democrazia in Medio Oriente, cosa le impedisce di fare il primo passo?
Premessa al mio ragionamento o é che ormai i territori palestinesi sono un autonomia, di fatto praticamente uno stato a se stante, quindi entriamo nel diritto internazionale. Da questo punto di vista a mio parere é quanto mai necessario l’ embargo israeliano , al di là dell’ utilità pratica (fine del trasporto di armi entro Gaza), in quanto non punizione per il popolo palestinese ma quanto piuttosto incentivo a non essere più uno stato che tollera al proprio interno il terrorismo e mettersi così in posizione di interlocutore alla pari con lo stato ebraico al tavolo delle trattative.
Sì ok, però capisci che non è con un embargo o con i droni sopra la testa che ti rendi amiche le persone. La sfortuna maggiore, secondo me, è avere da entrambe le parti politici reazionari fino al midollo che a malapena sopportano la sola idea dell’altro: Netanyahu da una parte, Hamas dall’altra, mi è difficile anche solo immaginare un minimo dialogo sincero tra i due. E’ per questo che le proposte di pace non devono partire dall’alto a suon di embarghi o qassam, ma proprio dal basso: se gli israeliani mostrassero con manifestazioni di massa la loro opposizione alla violenza contro la Palestina (un po’ a modello di come sta succedendo con l’Iran) non credo che i palestinesi sarebbero così stupidi da ignorare la cosa, e sicuramente sarebbe un enorme passo avanti; anche perché gli arabi che vogliono vedere bruciare Israele, così come gli ultra ortodossi che vogliono la totale supremazia di Israele, non credo siano rimasti così in tanti. Tutto questo poi dovrebbe rientrare in un processo politico che mandi a casa quelle leadership dannose e ne faccia entrare altre magari un po’ più elastiche e progressiste. Lo so, come cosa non sarebbe immediata e facilissima, ma del resto nessuna grande impresa lo è mai stata!